Lettera inviata al Corriere dell’Alto Adige il 26.12.2012… e non pubblicata

1 Gen

La questione dei nuovi bus a Bolzano assume toni singolari. Non si mette in discussione la scelta, anzi la necessità di rinnovare la flotta in parte piuttosto vetusta, ma quello che appare alquanto discutibile è stata la scelta a monte di optare per il gasolio invece che per il metano. E’ ben noto che a Padova l’iniziale decisione di acquistare bus a gasolio è stata, dopo proteste assai vivaci, rivista a favore del metano. A Bolzano proteste zero, compreso il silenzio assordante delle associazioni ambientaliste.

Certo, la capacità di approvvigionamento di bus a metano è satura nel deposito Sasa, ma anche qui non si comprende come si continui a ribadire questa circostanza quando sarebbe bastata una semplice decisione: ampliarne la capacità! I costi peraltro non sarebbero stati di certo enormi, anzi.

E’ curioso che quasi l’intera presentazione sia stata incentrata con un battere in continuazione sui presunti vantaggi del gasolio contro il metano, va da sé che la mia breve presenza indesiderata sul posto deve aver scaturito tale effetto.

Un fatto è certo: la scelta dei bus a gasolio è stata fatta sulla base di un semplice tornaconto economico, comprensibilissimo per carità, cioè risparmiare al massimo sull’acquisto anche per la vetustà dei bus da sostituire, causata peraltro dal mancato rinnovo della flotta negli anni scorsi per i mancati finanziamenti della Provincia e non è un segreto visto che gli stessi vertici della Sasa ne avevano parlato negli anni scorsi. D’altronde gli importi messi a base d’asta per i restanti bus col bando in corso del 7 dicembre sono chiari. Ovvio che i bus a metano, costando 20/30mila Euro in più, sono stati scartati essenzialmente per questo motivo.

Ma veniamo alle affermazioni che a dir poco sorprendenti che ho letto nell’articolo del 24 dicembre. La norma Euro V EEV, contrariamente a quanto affermato, è rispettata anche dai bus a metano, tanto che i Solaris Urbino 12 ci sono anche in versione a metano EEV con motori Cummins come di altri costruttori. Di recente poi sono stati addirittura presentati motori Euro VI a metano.

Cosa c’entri l’idrogeno non si sa se non che con la modica spesa di 30 milioni di Euro fra centrale, bus e manutenzione la Provincia ne metterà in strada la strabiliante cifra di cinque. La cosa si commenta facilmente da sé dal punto di vista economico, cioè una follia.

Fra l’altro l’utilizzo del metano per 35 mezzi avrebbe consentito di ottenere subito un risparmio annuo di circa 224 tonnellate di CO2. Se fosse stato già disponibile il biometano il risparmio delle emissioni di CO2 sarebbe stato di ben 2.123 ton. di CO2 all’anno (cifre stimate su dati comparativi della SWA di Augsburg). I dati parlano da sé, altro che idrogeno! Tralasciando i minori costi di rifornimento che avrebbero compensato ampiamente il maggior prezzo d’acquisto.

Con i nuovi 35 bus a gasolio tutto questo non sarà possibile: ecco il madornale errore strategico di cui accennavo sopra con buona pace dei tanti progetti di risparmio delle emissioni di CO2 di cui sempre si parla. E se consideriamo che tali bus circoleranno per almeno 10, se non 15 anni, si capisce che razza di autogol sia stato fatto.

Fra l’altro si dice che il rifornimento dei bus a metano comporta un consumo d’energia elettrica. Bene, ma non è tutta energia rinnovabile quella che abbiamo qui in provincia di Bolzano, dunque CO2-free? Perché se prendiamo il dato fornito di 3,6 t. di CO2 per bus a metano, quali saranno le emissioni di un autobus H2, visto che per produrre l’idrogeno necessario ci vorranno quantità immense di energia elettrica?

Tralasciando la circostanza che le elaborazioni per il futuro danno un aumento costante del prezzo del gasolio rispetto al metano e, se ciò avvenisse, sarebbero dolori per le casse pubbliche e per gli utenti, dunque per i cittadini.

Sul test accennato che i bus a metano raggiungerebbero solo i valori dell’Euro III, dalla stessa risposta che diede l’assessore prov.le Widmann in Consiglio Provinciale con la nota del 4 maggio 2012 non è dato, infatti, di sapere su che autobus (Euro ?) è stato fatto il test e su quale ciclo di prova d’omologazione. Nella stessa risposta s’informava però che non erano stati fatti test su bus a metano Euro V ed EEV e che “i dati di omologazione e certificazione a livello europeo sono di per sé una valida garanzia”. Quindi, di grazia, di cosa si è parlato alla presentazione? E sorgono anche più che legittimi dubbi su tale citato test, forse utilizzato strumentalmente per avere un argomento utile pro gasolio e, soprattutto, pro idrogeno? Il test, infatti, è stato effettuato dall’IIT direttamente impegnato nel progetto idrogeno.

Un’ultima cosa: sono stato apostrofato in modo assai sgradevole per la seconda volta come “lobbista del metano”. A parte quest’affermazione che è una balla colossale, basta semplicemente informarsi in merito ed il web, ma non solo, è una fonte d’informazione incomparabile a partire dai siti dei produttori d’autobus. Per il resto, come ho già scritto più volte, non ho alcun interesse commerciale nel settore. Semmai, come cittadino, mi sembra che porre domande su scelte e spese finanziate da soldi pubblici, vale a dire di tutti, sia più che legittimo, ancor di più in questa vicenda sempre più strana dei bus a gasolio e a idrogeno fatta di affermazioni e contraddizioni palesi. Annoto in conclusione che quanto vado affermando da svariati mesi pare dare molto fastidio e non ne comprendo il motivo, lo ritengo però un sintomo piuttosto preoccupante.

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Legittimo pubblicare o non pubblicare lettere ed interventi.

Quando un responsabile di un’azienda di fatto pubblica fa affermazioni che meritano di essere smentite, le argomentazioni non possono essere brevi. Altrimenti è facile essere accusati di controbattere con battute di poche righe. Ma se alla fine una lettera come sopra non viene pubblicata…

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