La risposta al presidente Pagani sui bus a idrogeno & compagnia, finora non pubblicata…

1 Dic

Questa la riposta al presidente della Sasa Pagani alla sua lettera del 22 novembre, di cui al precedente post, ed inviata al giornale Alto Adige, purtroppo ad oggi, a distanza di ormai 10 giorni, non ancora pubblicata.

Egregio direttore, mi consenta di replicare all’intervento del presidente della Sasa Pagani del 22 novembre. Rispedisco seccamente al mittente l’inconsistente accusa di malafede. Aver avuto un incontro ormai due anni fa, quasi fosse stata una benevolenza, lascia trasparire un concetto di comunicazione piuttosto singolare se poi s’intende rimanere graniticamente fermi a dati che si sono rivelati per buona parte fallaci. E’ normale dunque che i ragionamenti e le domande vadano ben oltre, o no? Il presidente Pagani ha del tutto aggirato i temi da me posti riferendo di tutt’altro e non ha risposto sul progressivo mancato rinnovo della flotta negli anni passati e relative responsabilità, sul minor costo del metano rispetto al gasolio, sul prezzo dei bus che non corrispondeva a quello dichiarato nell’intervista del 17 novembre, sull’alternativa scartata dei bus a metano, sull’uso del biometano e dell’idrometano, sul fatto che il progetto idrogeno sia stato imposto dalla Provincia. Nessuna risposta poi sul Metrobus a gasolio rispetto a quello francese a metano. Non è poi propriamente elegante che mi si accusi indirettamente d’essere un sostenitore degli attuali fornitori energetici, cosa su cui posso solamente ridere. A mio avviso è stata un’occasione sprecata malamente l’aver puntato solo al massimo risparmio nell’acquisto dei 41 nuovi bus solo a gasolio a differenza di quanto avviene in altre città italiane ed estere. In parallelo avanti con i paraocchi col progetto idrogeno a totale discapito di una strategia complessiva che comprenda altre soluzioni. Sull’idrogeno, magari parliamo del punto di rifornimento H2 di Brugg in Svizzera, pensato per rifornire altrettanti ed eguali 5 bus a idrogeno del progetto Chic, che è costato circa 1,8 milioni di Euro. La centrale di Bolzano Sud è costata invece 15,6 milioni di Euro, forse per accaparrarsi il titolo di “Green Region”? Leggendo che i bus a idrogeno dovrebbero costare “meno” in futuro, ma sempre il doppio di quello di un bus normale, si è portati a pensare che se ne vogliano acquistare altri nei prossimi anni. Tanto mica vengono pagati di tasca propria da chi decide tali acquisti. Rimane in ogni caso la sgradevole sensazione che le domande e le valutazioni critiche nel tpl non siano molto gradite, nonostante pur sempre trattasi di servizio pubblico e di fondi pubblici, dunque della collettività. Altrove su tali temi si discute e ci si confronta pubblicamente, qui invece si è stati messi di fronte a scelte predeterminate e preconfezionate, beninteso purtroppo nel disinteresse generalizzato di enti, associazioni e degli stessi cittadini.  

L'iniziativa europea Chic: 5 bus a idrogeno, 13,5 milioni la spesa dichiarata, 9 a carico della Provincia con cui, è utile ricordarlo, si sarebbero potuti comprare circa  45 bus nuovi che avrebbero potuto consentire il rinnovo totale della flotta Sasa. Peccato che nessuno ci abbia pensato.

L’iniziativa europea Chic: 5 bus a idrogeno, 13,5 milioni la spesa dichiarata, 9 a carico della Provincia di Bolzanocon cui, è utile ricordarlo, si sarebbero potuti comprare circa 45 bus nuovi che avrebbero potuto consentire il rinnovo totale della flotta Sasa. Peccato che nessuno ci abbia pensato.

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