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Trentino: minibus a idrogeno, fra inchiesta e smantellamento del distributore, come volevasi dimostrare!

17 Gen

CVD, cioè come volevasi dimostrare. L’articolo del Trentino di oggi sui minibus a idrogeno (“Addio bus a idrogeno, un sogno pagato salato”) non abbisogna di tanti commenti se non che era facile che si arrivasse a tale conclusione, che forse conclusione ancora non è.

Certo che se adesso si dovessero spendere altri 500mila Euro per un distributore di idrogeno a Trento, magari a carico di A22, che nel frattempo sta facendo riposare dolci sonni al progetto dei distributori di metano (e gpl) deliberato nell’autunno 2007, non si sa se bisogna indignarsi, arrabbiarsi o cos’altro.

Posso solo dire che “l’avevo detto” tante volte su questo blog, addirittura a febbraio 2013 su metanoauto.comMagra consolazione, davvero.

I due minibus a idrogeno inutilizzati nell’autorimessa di Predazzo, fotografati dal “Trentino” a settembre 2014. (foto da trentinocorrierealpi.gelocal.it)

Una vicenda incredibile fra stazione di rifornimento abbandonata (ed ora smantellata) minibus abbandonati nel deposito di Predazzo, con un’inchiesta partita a gennaio 2014  che dovrebbe essere ancora in corso e da cui è venuta fuori la, per certi versi, sconcertante affermazione che tale acquisto fu “imposto” da parte della Provincia Autonoma di Trento.

E magari fra un po’ ci verrà comunicato che l’inchiesta non ha portato a rilievi di carattere penale, salvo interventi della magistratura contabile, e che quindi finirà a “tarallucci e vino”. I cittadini trentini, ne sono sicuro, “ringrazieranno sentitamente”.

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Trentino: minibus a idrogeno, poche notizie, spreco pazzesco

14 Apr

Dell’indagine annunciata poco tempo fa sui fantasmagorici minibus a idrogeno e relativa stazione di rifornimento di Panchià non s’è saputo più nulla. Di recente il tema è stato ripreso a margine di una denuncia del Comitato Antispreco di Cavalese.

Personalmente sono stato citato dal giornale Trentino un mesetto fa ma di reazioni, come al solito, manco una.

Rimane l’amarezza di dover constatare come certe scelte sono state prese per motivi ufficiali di “ricerca”, il che fa sinceramente, ancora oggi, sorridere. I mondiali di sci nordico della Val di Fiemme sono stati solo un pretesto per acquistare bus ibridi-gasolio e per i due minibus a idrogeno. Di scelte più con i piedi per terra come bus e minibus a metano, manco l’ombra. Il tutto con la provincia di Trento coinvolta nel progetto europeo Biomaster che sostiene l’utilizzo del biometano. Più contraddittorio di così, anzi un bel cortocircuito.

C’è stata anche un’interrogazione al Consiglio Provinciale di Trento il 29.1.2014. La risposta dell’assessore Gilmozzi del 5.3.2014 lascia, per davvero, il tempo che trova. D’altronde, che tipo di risposta ci si poteva aspettare da chi ha finanziato tale progetto: “L’organizzazione di un capillare e puntuale servizio all’utenza, in termini di frequenza delle corse e di completezza del servizio, coniugato al perseguimento degli obiettivi di politica ambientale fondati sulla mobilità sostenibile e sull’impiego di risorse rinnovabili, conferma la validità e la vantaggiosità della scelta operata.” 

Ci manca solo la pernacchia finale, quindi ce la aggiungo idealmente io. Tanto i 4,5 milioni di Euro fra distributore (1,4) e minibus (3,1) li paga Pantalone… no?

Uno dei mibus a idrogeno su di una strada in montagna (da www.ttspa.it)

Uno dei minibus a idrogeno su di una strada in montagna (foto da http://www.ttspa.it)

Telenovela minibus a idrogeno trentini: ecco chi li voleva. Il caso dei bus ibridi-gasolio

31 Gen

Pian piano alcuni elementi stanno venendo a galla e, almeno per me, non sono una sorpresa.

Nell’articolo dedicato dal Trentino il 30.1.2004 si legge dal titolo che “La Provincia ha imposto l’acquisto degli autobus d’oro” a seguito della nota diffusa (ma che non si trova sui siti web di Trentino Trasporti, pazienza…) dal presidente Ezio Facchin.

Si legge che: “Nel caso dei bus a idrogeno, invece, l’acquisto dei mezzi trae spunto dalla volontà della Provincia di individuare nuove tecnologie da adottare per la mobilità del futuro». L’acquisto voluto dalla Provincia si motiva – secondo Facchin – dalla necessità di sviluppare un progetto europeo di mobilità ad emissioni zero.” E si prospetta pure un eventuale proseguimento del “progetto”! Tanto sono soldi dei cittadini, no? E ovviamente si sono scartate tutte le ipotesi del biometano. Intanto si sono acquistati sei bus ibridi-gasolio.

Ecco, un parallelo mi corre farlo. A Bolzano ho sempre avuto l’impressione che i ben famosi bus a idrogeno del progetto Chic (13,5 milioni di € di costi, 9 al netto dei contributi UE) siano stati di fatto imposti alla Sasa di Bolzano-Merano. Semplicemente perché non potevano certo andare avanti e indietro sull’Autobrennero!

Tornando ai bus ibridi citati nell’articolo, sono andato a pigliarmi la delibera della Giunta Provinciale trentina in merito risalente al settembre 2011. Questa la pagina di Trentino Trasporti dedicata a questi bus. Sorprende il costo elevato dei mezzi, 7 per un costo di 2.310.000 € pari a 330mila € ciascuno. Dunque circa 130mila € più cari di un bus a gasolio e circa 110/120mila € più cari di un bus a metano. Per inciso, per ottenere il 20% di risparmio nel costo del carburante… qualcosa non torna. Si parla poi di una sperimentazione comparativa fatta nell’autunno 2013 a Trento fra tali mezzi con bus a gasolio e a metano. Ma su questa indagine ci tornerò non appena Trentino Trasporti avrà diffuso i relativi dati.

Un’ulteriore domanda ci si deve porre. Qual’è il grado di autonomia decisionale e strategica di Trentino Trasporti? L’impressione è che debba subìre le decisioni della Giunta Provinciale, forse perché (domanda ingenua) i vertici sono espressione proprio della stessa Giunta?

Un autobus Man ibrido-gasolio di Trentino Trasporti. (foto da http://www.ttspa.it): costo 330mila €. E poi ci si lamenta se un autobus a metano costa 10/20mila € in più di un bus normale di circa 200mila €! Ma per favore, un po’ di onestà intellettuale.

Fra accuse e difese dei minibus a idrogeno trentini: l’errore sta però a monte

29 Gen

Divampano la discussione sulla questione dei minibus a idrogeno trentini.

E’ arrivata la presa di posizione del direttore generale di Trentino Trasporti con la presa di posizione dell’assessore prov.le ai trasporti, ma non poteva essere altrimenti.

Prontamente è arrivata l’accusa che questi minibus sarebbero invece sempre fermi.

Il problema, diciamolo subito, è stato all’origine, quando questi minibus sono stati acquistati con delibere apparentemente legittime. Il problema è se è mai stata fatta un’analisi comparativa fra le diverse trazioni. Inequivocabile è il fatto che con quei soldi si sarebbero comprati un bel po’ di minibus a metano. Considerando soprattutto la penuria di denari pubblici, questo è il punto fondamentale. Ecco perché m’attendo poco da questa indagine. Salvo che gli organi preposti non ravvisino proprio la mancanza di questa analisi. Ma anche in questo caso dubito che si arriverà mai a “condanne” o altro.

Comunque ecco il testo della delibera della Giunta provinciale Trentina del 19.8.2011 che deliberò lo stanziamento per questi minibus. Andare a contestare una deliberazione del genere… la vedo gran dura se non per la burocraticità del tutto, della trasparenza poi…

Si legga un po’ questo mio post del 9.4.2013.

Qui è da mettere in conto il discorso dell’opportunità di fare questa sperimentazione. E qui entrano in gioco la competenza e la professionalità di chi ha operato queste scelte. Senza voler essere tranchant, mi sembra un déjà vu che fa il paio con i bus Civis di Bologna. Anche lì furono scelte errate a far spendere un mucchio di soldi per nulla quando sarebbe bastato guardare ad altre iniziative similari all’estero per capire che il progetto era fallimentare.

E a ciò si coniuga la scelta di Trentino Trasporti di continuare a comprare autobus a gasolio tralasciando completamente i bus a metano. Bontà loro di voler pagare 40% in più il carburante, non poter sfruttare il biometano e l’idrometano. Ma sappiamo che Trento fa ormai parte del “partito no metano nel tpl”, che tanti aderenti ha in Italia (Bolzano compresa, s’intende!). Come al solito “paga Pantalone”. Anche in questo caso basterebbe dare un’occhiata a ciò che succede in Norvegia e in Danimarca. E non serve andarci di persona lì, basta cercare un po’ sulla rete. Vero?

Minibus a idrogeno: si sapeva fin dall’inizio che era uno spreco di denaro pubblico. (foto da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it)

Minibus a idrogeno in Trentino: partita indagine per possibile spreco pubblico

27 Gen

Giusto per la cronaca: La Finanza indaga sui bus a idrogeno – Sono costati un milione e mezzo l’uno alla Provincia. Ipotizzato lo spreco di denaro pubblico. Acquisiti i documenti.

Si vedrà se queste indagini porteranno a rilevare qualche irregolarità o meno.

Per opportuna memoria storica un rimando al post di questo blog del 19 aprile 2013.

Uno dei due minibus a idrogeno di Trentino Trasporti (foto da http://trentinocorrierealpi.gelocal.it)

Trentino, quo vadis con le energie alternative? Tutto H2 e… null’altro?

12 Ago

Il 6 agosto 2013 il giornale L’Adige ha pubblicato la mia lettera che ha preso spunto dalla risposta all’interrogazione al Consiglio Provinciale di Trento sui bus a idrogeno. Si legga anche il mio post del 24 luglio.

Risposte: finora nessuna, ma non è proprio una novità, purtroppo.

Intanto ecco la pagina web di Trentino Trasporti sui due fantasmagorici minibus a idrogeno. Indovinate cosa manca? Logico, l’indicazione dei COSTI!

Uno dei costosissimi minibus a idrogeno, costo: 1,5 milioni di Euro!

 

 

Convegno sull’idrogeno del 10 maggio a Trento: parole, parole parole! Nessuna risposta agli sprechi della Val di Fiemme e della centrale di idrogeno di Bolzano Sud!

24 Lug

Come volevasi dimostrare, il convegno del 10 maggio tenutosi a Trento su “Idrogeno fra futuro e presente” altro non è stato che una risposta indiretta alle “osservazioni” fatte dal sottoscritto sul tema degli ultra costosi minibus a idrogeno e la (assurda) stazione di rifornimento di Panchià (assurda perché invece di realizzare – finalmente – qualche distributore di metano atteso da anni in val di Fiemme, si sono letteralmente buttati dalla finestra 1,5 milioni di Euro… su un terreno privato). Nessuna novità soprattutto dalle relazioni del presidente dell’IIT Huber e dell’A22 Costa, tante parole, tante prospettive…

Se qualcuno vuole farsi un’idea di ciò che è stato detto, qui si trovano le relazioni (file zip). Cosa ci faccia pure un filmato istituzionale-pubbliciatario della Linde, lascio a chi legge di riflettere, forse perché ha realizzato il distributore H2 di Panchià?

Scarso il rilievo dato dai giornali locali trentini. L’Adige vi ha dedicato il giorno successivo spazio in termini istituzionali senza approfondire (forse i politici locali farebbero bene a leggere alcuni commenti inseriti…). Nulla il “Trentino”, non pervenuto il “Corriere del Trentino”.

Sempre sul tema idrogeno in Trentino, il 18 aprile il consigliere prov.le Mauro Delladio presentava un’interrogazione dal titolo “Bus a idrogeno: un fallimento annunciato! costi faraonici e mezzi fermi”, a cui il 21 maggio rispondeva il presidente f.f. della Giunta Provinciale Trentina Pacher. Ognuno può farsi un’idea di questa risposta che non pone di certo al centro alcuna riflessione per aver buttato i soldi dalla finestra, ma tant’è visto che non c’era d’aspettarsi altro. Fra l’altro una risposta ufficiale che giustifica il non indicare il proprietario del terreno di Panchià in base alla vecchia legge sulla Privacy (675/1996) che è stata abrogata “solo”, si fa per dire, 10 anni fa (!) essendo stata sostituita dal D.Lgs. 196/2003, non può che far pensare.

Il 17 luglio ho inviato ai tre giornali trentini la sottostante lettera. Zero pubblicazioni. Legittimo che i giornali decidano cosa pubblicare, ma, chissà, forse che con l’avvicinamento delle elezioni provinciali non sia il “caso” di insistere oltre sull’argomento?

La recente risposta ad un’interrogazione in consiglio provinciale sui minibus a idrogeno non ha certo dato risposta sull’utilità di aver speso la fantasmagorica cifra di 3,1 milioni di Euro per due minibus, oltre a 1,5 milioni di Euro per la realizzazione della stazione di rifornimento a Panchià, più 30.200 Euro di affitto per due anni. Tralascio di soffermarmi nuovamente sullo spendere 4,5 milioni di Euro che sarebbero potuti essere investiti in minibus e bus a metano e non certo per solo due mezzi. Ecco il punto, affitto per solo due anni? E dopo? Curioso poi, se non fosse quasi tragico, che si citi la normativa privacy della L. 675/96 per non dire chi è il proprietario del terreno, legge che però è stata abrogata ben dieci anni fa dal D.Lgs. 196/2003. Che questi due minibus siano tuttora operativi non cambia la circostanza che chi ha preso la decisione di finanziare il tutto non abbia avuto le idee propriamente chiare su quali siano le esigenze del trasporto pubblico. In Trentino si continuano a comprare autobus a gasolio o ibridi a gasolio quando l’alternativa c’è e sono i bus a metano. Ma ho l’impressione che il Trentino, alla pari dell’Alto Adige, sia entrato nel circolo vizioso di voler farsi bello con l’idrogeno per avere una bella patacca “green” da esibire, ma poi cerca di risparmiare il massimo nell’acquisto di bus nuovi scegliendo quelli a gasolio, se non quelli ibridi a gasolio, sulla cui efficienza le opinioni sono assai discordanti. Fra l’altro anche il convegno sull’idrogeno a Trento del 10 maggio altro non è stato che una fiera di belle intenzioni futuribili e con prospettive del tutto incerte che non ha di certo contribuito a fornire chiarezza, tutt’altro. L’alternativa c’era e c’è a tutt’oggi e sono i bus a metano. Un po’ più cari all’acquisto, non certo le cifre folli dei mezzi a idrogeno, ma, consumi e costi di carburante alla mano, il maggiore esborso viene ammortizzato velocemente in 3-4 anni per il costo assai minore del metano rispetto al gasolio. Se anche nei paesi nordici, che avevano puntato in passato tutto sull’idrogeno come la Danimarca, stanno puntando a questi bus per farli funzionare col biometano ottenendo risparmi di emissioni di CO2 vicini a quelli di un bus a idrogeno, un motivo ci sarà, o no? La sbornia totale per l’idrogeno e la scelta verso il partito del “no-metano” fa sì che si sia poi totalmente persa la prospettiva di avere una rete di rifornimento di metano degna di questo nome per i cittadini che volessero scegliere tali mezzi per motivi ecologici e, soprattutto, di portafoglio, Nella Val di Fiemme idrogenizzata manca totalmente qualsiasi possibilità di rifornirsi di metano e gli impianti previsti a Castello-Molina e a Ziano di Fiemme sono rimasti sulla carta, come finora quello di San Michele all’Adige finito in un gorgo burocratico, quello di Arco pare essersi perso nell’Ora del Garda, idem per quello di Zuclo alla pari di quello di Pergine, quello previsto a Levico poi s’è deciso di non farlo. Nell’attesa che si realizzino gli impianti a Trento Nord e quelli, promessi da tempo, nelle aree autostradali di Nogaredo. Credo che il tutto si possa riassumere in poche parole: zero strategia nella mobilità ecologica sia pubblica che privata.

convegno-futuro-idrogeno-trento-2013

Convegno “Idrogeno, tra presente e futuro”

I minibus a idrogeno in val di Fiemme: dubbi, perplessita’… soldi al vento? Parebbe proprio di sì.

19 Apr

Sono intervenuto di recente prendendo posizione sulla spesa di 4,5 milioni di Euro della Provincia Autonoma di Trento per i due minibus a idrogeno e la stazione di rifornimento di Panchià.

La lettera è stata pubblicata sul “Trentino” il 9 aprile. L’articolo è pure disponibile sul sito de l’Adige con una serie di commenti piuttosto… salaci.

Più in evidenza invece il tema sul giornale “L’Adige” che ne ha ricavato un articolo nelle pagine interne di Fiemme e Fassa, pubblicato sempre il 9 aprile.

L’articolo ha suscitato più di una reazione fra i lettori de L’Adige e sono state pubblicate successivamente una serie di lettere, fra cui il responsabile di Valsugana Futura, Ivo Rossi, e di Sergio Mattivi, ex sindacalista Cigl trasporti, che fra l’altro ha scoperchiato pure il tema dei bus ibridi a gasolio che Trentino Trasporti ha acquistato di recente.

Dunque una serie di reazioni che, a parte le critiche relative al finanziamento scaturite mesi fa, non vi furono, se non in parte, quando questi bus furono presentati alla vigilia dei campionati mondiali di sci nordico.

La famosa stazione di rifornimento di idrogeno di Panchià, fra l’altro pare realizzata su di un terreno in affitto.