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La vicenda dei pulmini a idrogeno trentini, una storia infinita ai limiti del ridicolo: portarli a Bolzano, no?

10 Nov

Per gli ultimi, davvero incredibili e fantasmagorici, sviluppi della vicenda, rimando agli articoli del giornale “Trentino”

27.10.2015 I bus milionari a idrogeno parcheggiati tra le ruspe a Rovereto

27.10.2015 Un progetto costato 4,6 milioni di euro

28.10.2015 Usb: «Plotegher deve lasciare»

28.10.2015 Bus a idrogeno, molti mesi per ripartire

1.11.2015 «Più sicurezza? Vendete i bus a idrogeno»

Questa la mia lettera pubblicata sui giornali “Alto Adige” e “Trentino” il 4 novembre 2015:

Giornale "Alto Adige" - Lettere - 4.11.2015 - Vicenda incredibile - Pulmini a idrogeno "dimenticati"

Giornale “Alto Adige” – Lettere – 4.11.2015 – Vicenda incredibile – Pulmini a idrogeno “dimenticati”

 

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Trentino: minibus a idrogeno, poche notizie, spreco pazzesco

14 Apr

Dell’indagine annunciata poco tempo fa sui fantasmagorici minibus a idrogeno e relativa stazione di rifornimento di Panchià non s’è saputo più nulla. Di recente il tema è stato ripreso a margine di una denuncia del Comitato Antispreco di Cavalese.

Personalmente sono stato citato dal giornale Trentino un mesetto fa ma di reazioni, come al solito, manco una.

Rimane l’amarezza di dover constatare come certe scelte sono state prese per motivi ufficiali di “ricerca”, il che fa sinceramente, ancora oggi, sorridere. I mondiali di sci nordico della Val di Fiemme sono stati solo un pretesto per acquistare bus ibridi-gasolio e per i due minibus a idrogeno. Di scelte più con i piedi per terra come bus e minibus a metano, manco l’ombra. Il tutto con la provincia di Trento coinvolta nel progetto europeo Biomaster che sostiene l’utilizzo del biometano. Più contraddittorio di così, anzi un bel cortocircuito.

C’è stata anche un’interrogazione al Consiglio Provinciale di Trento il 29.1.2014. La risposta dell’assessore Gilmozzi del 5.3.2014 lascia, per davvero, il tempo che trova. D’altronde, che tipo di risposta ci si poteva aspettare da chi ha finanziato tale progetto: “L’organizzazione di un capillare e puntuale servizio all’utenza, in termini di frequenza delle corse e di completezza del servizio, coniugato al perseguimento degli obiettivi di politica ambientale fondati sulla mobilità sostenibile e sull’impiego di risorse rinnovabili, conferma la validità e la vantaggiosità della scelta operata.” 

Ci manca solo la pernacchia finale, quindi ce la aggiungo idealmente io. Tanto i 4,5 milioni di Euro fra distributore (1,4) e minibus (3,1) li paga Pantalone… no?

Uno dei mibus a idrogeno su di una strada in montagna (da www.ttspa.it)

Uno dei minibus a idrogeno su di una strada in montagna (foto da http://www.ttspa.it)

Trentino, prolungamento “esperimento” e poi… smantellamento dell’impianto di rifornimento d’idrogeno di Panchia’: una colossale presa in giro!

27 Feb

La vicenda dei costosissimi minibus a idrogeno di Trentino Trasporti in Val di Fiemme, in cui è in corso un’indagine che, temo, finirà in una bolla di sapone, si è arricchita di un’altra puntata un paio di settimane fa ed ora è sceso il silenzio.

“Nuova puntata” in quanto il giornale “Trentino” ha riferito che la “sperimentazione” proseguirà “… per completare i lavori, «vista l’esigenza di concludere i contratti in essere per la manutenzione dei minibus e per l’esercizio dell’impianto, di poter smantellare il distributore provvisorio a Panchià e di poter al contempo terminare la sperimentazione in atto e completare così l’analisi tecnica relativamente all’efficacia di suddetta tecnologia innovativa»“.

Cerchiamo di riassumere. In Val di Fiemme, dove da anni si attende che vengano realizzati un paio di distributori di metano richiesti da chi vi ci abita e dai tanti turisti che vengono a trascorrerci le vacanze, si è invece realizzato l’impianto di rifornimento H2 di Panchià.

Della “provvisorietà” di questo impianto c’è però da strabuzzare gli occhi. Ora, prendendo i dati che sono espressi nella delibera della Giunta Provinciale Trentina n. 1757 del 19.8.2011, si può leggere che: “di dare atto che il finanziamento degli interventi complementari relativi ai
“sistemi infrastrutturali di rifornimento e deposito”, programmati per
1.379.000,00 = (€ 6.000.000,00 – 4.621.000,00)”.

Con quella cifra, siamo chiari, si sarebbero potuti realizzare almeno QUATTRO distributori di metano per auto. Ma al di là di questa considerazione, che renderà furibondi coloro che vorrebbero risparmiare un bel po’ in termini di spesa di carburante rispetto a benzina e gasolio e dare pure una mano all’ambiente, ora si viene a sapere che la struttura era PROVVISORIA! Dalle foto che feci qualche tempo all’impianto non si direbbe. Ma nella delibera della Giunta Provinciale Trentina n. 162 del 7.2.2014 lo si legge!

Curioso che una decina di giorni prima s’era letto sul giornale “Trentino” che: “Dalle carte è emerso che l’affare è stato imposto da piazza Dante a Trentino Trasporti. La società aveva sollevato più di una perplessità, proprio per il costo eccessivo. Era stato fatto notare anche che gli autobus a idrogeno permettono di raggiungere l’obiettivo di emissioni zero ma che risultati simili possono essere raggiunti con mezzi a biometano e con costi pari a un decimo.”

A questo punto, a parti i “balletti” di Trentino Trasporti nelle dichiarazioni, forse per non “urtare” la sensibilità di qualcuno,  si fa ben fatica a capire come ora si possa “digerire” una spesa di quasi 1,4 milioni di Euro per una struttura “provvisoria”. I contribuenti trentini, immagino, avranno buon diritto ad essere giusto un po’ incavolati.

Giusto per rinfrescare la memoria, ecco le foto da me scattate a marzo 2013. E’ davvero difficile parlare di “stazione provvisoria”!

Panoramica della stazione di rifornimento H2. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

Panoramica della stazione di rifornimento H2. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

La pensilina di ricovero dei mezzi. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

La pensilina di ricovero dei mezzi. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

La colonnina di rifornimento di idrogeno. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

La colonnina di rifornimento di idrogeno. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

© Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

“La forza trainante per emissioni zero”: sembra oggi un po’ (tanto) una presa per i fondelli – © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

Il serbatoio dell'idrogeno della Linde. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

Il serbatoio dell’idrogeno della Linde. © Michele De Luca – Tutti i diritti riservati

Convegno sull’idrogeno del 10 maggio a Trento: parole, parole parole! Nessuna risposta agli sprechi della Val di Fiemme e della centrale di idrogeno di Bolzano Sud!

24 Lug

Come volevasi dimostrare, il convegno del 10 maggio tenutosi a Trento su “Idrogeno fra futuro e presente” altro non è stato che una risposta indiretta alle “osservazioni” fatte dal sottoscritto sul tema degli ultra costosi minibus a idrogeno e la (assurda) stazione di rifornimento di Panchià (assurda perché invece di realizzare – finalmente – qualche distributore di metano atteso da anni in val di Fiemme, si sono letteralmente buttati dalla finestra 1,5 milioni di Euro… su un terreno privato). Nessuna novità soprattutto dalle relazioni del presidente dell’IIT Huber e dell’A22 Costa, tante parole, tante prospettive…

Se qualcuno vuole farsi un’idea di ciò che è stato detto, qui si trovano le relazioni (file zip). Cosa ci faccia pure un filmato istituzionale-pubbliciatario della Linde, lascio a chi legge di riflettere, forse perché ha realizzato il distributore H2 di Panchià?

Scarso il rilievo dato dai giornali locali trentini. L’Adige vi ha dedicato il giorno successivo spazio in termini istituzionali senza approfondire (forse i politici locali farebbero bene a leggere alcuni commenti inseriti…). Nulla il “Trentino”, non pervenuto il “Corriere del Trentino”.

Sempre sul tema idrogeno in Trentino, il 18 aprile il consigliere prov.le Mauro Delladio presentava un’interrogazione dal titolo “Bus a idrogeno: un fallimento annunciato! costi faraonici e mezzi fermi”, a cui il 21 maggio rispondeva il presidente f.f. della Giunta Provinciale Trentina Pacher. Ognuno può farsi un’idea di questa risposta che non pone di certo al centro alcuna riflessione per aver buttato i soldi dalla finestra, ma tant’è visto che non c’era d’aspettarsi altro. Fra l’altro una risposta ufficiale che giustifica il non indicare il proprietario del terreno di Panchià in base alla vecchia legge sulla Privacy (675/1996) che è stata abrogata “solo”, si fa per dire, 10 anni fa (!) essendo stata sostituita dal D.Lgs. 196/2003, non può che far pensare.

Il 17 luglio ho inviato ai tre giornali trentini la sottostante lettera. Zero pubblicazioni. Legittimo che i giornali decidano cosa pubblicare, ma, chissà, forse che con l’avvicinamento delle elezioni provinciali non sia il “caso” di insistere oltre sull’argomento?

La recente risposta ad un’interrogazione in consiglio provinciale sui minibus a idrogeno non ha certo dato risposta sull’utilità di aver speso la fantasmagorica cifra di 3,1 milioni di Euro per due minibus, oltre a 1,5 milioni di Euro per la realizzazione della stazione di rifornimento a Panchià, più 30.200 Euro di affitto per due anni. Tralascio di soffermarmi nuovamente sullo spendere 4,5 milioni di Euro che sarebbero potuti essere investiti in minibus e bus a metano e non certo per solo due mezzi. Ecco il punto, affitto per solo due anni? E dopo? Curioso poi, se non fosse quasi tragico, che si citi la normativa privacy della L. 675/96 per non dire chi è il proprietario del terreno, legge che però è stata abrogata ben dieci anni fa dal D.Lgs. 196/2003. Che questi due minibus siano tuttora operativi non cambia la circostanza che chi ha preso la decisione di finanziare il tutto non abbia avuto le idee propriamente chiare su quali siano le esigenze del trasporto pubblico. In Trentino si continuano a comprare autobus a gasolio o ibridi a gasolio quando l’alternativa c’è e sono i bus a metano. Ma ho l’impressione che il Trentino, alla pari dell’Alto Adige, sia entrato nel circolo vizioso di voler farsi bello con l’idrogeno per avere una bella patacca “green” da esibire, ma poi cerca di risparmiare il massimo nell’acquisto di bus nuovi scegliendo quelli a gasolio, se non quelli ibridi a gasolio, sulla cui efficienza le opinioni sono assai discordanti. Fra l’altro anche il convegno sull’idrogeno a Trento del 10 maggio altro non è stato che una fiera di belle intenzioni futuribili e con prospettive del tutto incerte che non ha di certo contribuito a fornire chiarezza, tutt’altro. L’alternativa c’era e c’è a tutt’oggi e sono i bus a metano. Un po’ più cari all’acquisto, non certo le cifre folli dei mezzi a idrogeno, ma, consumi e costi di carburante alla mano, il maggiore esborso viene ammortizzato velocemente in 3-4 anni per il costo assai minore del metano rispetto al gasolio. Se anche nei paesi nordici, che avevano puntato in passato tutto sull’idrogeno come la Danimarca, stanno puntando a questi bus per farli funzionare col biometano ottenendo risparmi di emissioni di CO2 vicini a quelli di un bus a idrogeno, un motivo ci sarà, o no? La sbornia totale per l’idrogeno e la scelta verso il partito del “no-metano” fa sì che si sia poi totalmente persa la prospettiva di avere una rete di rifornimento di metano degna di questo nome per i cittadini che volessero scegliere tali mezzi per motivi ecologici e, soprattutto, di portafoglio, Nella Val di Fiemme idrogenizzata manca totalmente qualsiasi possibilità di rifornirsi di metano e gli impianti previsti a Castello-Molina e a Ziano di Fiemme sono rimasti sulla carta, come finora quello di San Michele all’Adige finito in un gorgo burocratico, quello di Arco pare essersi perso nell’Ora del Garda, idem per quello di Zuclo alla pari di quello di Pergine, quello previsto a Levico poi s’è deciso di non farlo. Nell’attesa che si realizzino gli impianti a Trento Nord e quelli, promessi da tempo, nelle aree autostradali di Nogaredo. Credo che il tutto si possa riassumere in poche parole: zero strategia nella mobilità ecologica sia pubblica che privata.

convegno-futuro-idrogeno-trento-2013

Convegno “Idrogeno, tra presente e futuro”

I minibus a idrogeno in val di Fiemme: dubbi, perplessita’… soldi al vento? Parebbe proprio di sì.

19 Apr

Sono intervenuto di recente prendendo posizione sulla spesa di 4,5 milioni di Euro della Provincia Autonoma di Trento per i due minibus a idrogeno e la stazione di rifornimento di Panchià.

La lettera è stata pubblicata sul “Trentino” il 9 aprile. L’articolo è pure disponibile sul sito de l’Adige con una serie di commenti piuttosto… salaci.

Più in evidenza invece il tema sul giornale “L’Adige” che ne ha ricavato un articolo nelle pagine interne di Fiemme e Fassa, pubblicato sempre il 9 aprile.

L’articolo ha suscitato più di una reazione fra i lettori de L’Adige e sono state pubblicate successivamente una serie di lettere, fra cui il responsabile di Valsugana Futura, Ivo Rossi, e di Sergio Mattivi, ex sindacalista Cigl trasporti, che fra l’altro ha scoperchiato pure il tema dei bus ibridi a gasolio che Trentino Trasporti ha acquistato di recente.

Dunque una serie di reazioni che, a parte le critiche relative al finanziamento scaturite mesi fa, non vi furono, se non in parte, quando questi bus furono presentati alla vigilia dei campionati mondiali di sci nordico.

La famosa stazione di rifornimento di idrogeno di Panchià, fra l’altro pare realizzata su di un terreno in affitto.