Tag Archives: STA

L’enigma nuovi bus Sasa, quanti e quali?

3 Mar

Numero di nuovi bus per Sasa e la trazione: sono quesiti con aspetti quasi… comici ma anche molto attuali. Perché si continua a non voler affrontare questi temi?

Intervento pubblicato su salto.bz

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Provincia di Bolzano: auto a… metano!

5 Nov

Se per i bus la Provincia di Bolzano insiste da tempo sui bus a gasolio, per la propria flotta di servizio sceglie auto a metano, allora… si può fare, o no?

Intervento pubblicato su salto.bz

(Fonte: http://www.provincia.bolzano.it – elaborazione mdl)

Mobilità alternativa in provincia di Bolzano: contributi E-Mobility, flop programmato?

8 Mar

Di mobilità elettrica se ne parla sempre molto in provincia di Bolzano, ma i contributi presentati il 2 marzo potrebbero essere per nulla sufficienti. Vediamo perché.

Articolo pubblicato su salto.bz

Un momento della conferenza stampa del 2 marzo 2017 (da http://www.provinz.bz.it/news – Roman Clara – pixabay.com, elab. M. De Luca)

I costi dei cinque bus a idrogeno di Bolzano – Die Kosten der fünf Wasserstoffbusse in Bozen

11 Nov

Intervento pubblicato su salto.bz

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Corriere dell'Alto Adige - Lettere - 10.11.2015 - Mobilità - Bus a idrogeno

Corriere dell’Alto Adige – Lettere – 10.11.2015 – Mobilità – Bus a idrogeno

 

Dolomiten - Leserbriefe - "Projekt H2-Busse - Was kostet das?" - 11.11.2015

Dolomiten – Leserbriefe – “Projekt H2-Busse – Was kostet das?” – 11.11.2015

 

Ecco i dati con i costi del progetto dei cinque bus a idrogeno di Bolzano rivelati a... Rimini - Hier die Kosten der fünf Wasserstoffbusse in Bozen, die in... Rimini bekanntgegeben wurden.

Ecco i dati con i costi del progetto dei cinque bus a idrogeno di Bolzano rivelati a… Rimini – Hier die Kosten der fünf Wasserstoffbusse in Bozen, die in… Rimini bekanntgegeben wurden.

Mobilita’ sostenibile in provincia di Bolzano: gli spunti dalla diretta di Rai Alto Adige e le domande che rimangono tuttora sul tappeto (1)

22 Giu

Interessante la trasmissione Passpartù IL PUNTO: MOBILITA’ diretta da piazza Walther trasmessa sabato 6 giugno 2015 in diretta e replicata domenica 7 mattina. Il video lo si trova sul sito di Rai Alto Adige –> Mediateca –> 6 e 7 giugno 2015 (purtroppo non c’è un link diretto).

Piazza Walther a Bolzano ripresa all'inizio della trasmissione.

Piazza Walther a Bolzano ripresa all’inizio della trasmissione.

Ebbene, la panoramica delle auto ecologiche inizia con una puntatina… al passato visto che al minuto 9′ della trasmissione ci si sofferma su una vettura elettrica, che però non si nomina. Si tratta della Th!nk che di diritto era da iscrivere fra le auto storiche visto che si tratta di un modello che non viene più prodotto ormai dal 2011 visto che chi l’ha prodotta in varie fasi è fallito quattro volte e ci si è scottata le dita pure la Ford. Problemi: costi elevati, prezzo finale elevato, poca produzione… peraltro un refrain che coinvolge un po’ anche le auto EV d’oggi.

La Th!nk in piazza Walther a Bolzano, auto elettrica la cui produzione è terminata nel 2011 in Europa e nel 2012 negli Stati Uniti.

La Th!nk in piazza Walther a Bolzano, auto elettrica la cui produzione è terminata nel 2011 in Europa e nel 2012 negli Stati Uniti.

Se la “… capacità di capire dove va il mondo…” (cit. Ezio Zermiani) la si misura con la Th!nk, auto fuori produzione da quattro anni, buonanotte!

Dal minuto 11′ sul metano, lascio perdere e non commento quanto detto dal quel “signore” che si fa definire “giornalista” quando non lo è e si vanta pure di non esserlo e gestisce un sito velinaro che viene definito e definisce “rivista“. Se si vuole sapere qualcosa sul metano per auto, consiglio andare su metanoauto.com. Sul biometano, cerchiamo di non essere ridicoli. Basta attraversare il Brennero e il biometano lo si trova e ci si può rifornire ormai da anni. Di quale “sperimentazione” ci sia ancora bisogno, non si sa, solo gli allocchi ci cascano. In Alto Adige il biometano, per la cronaca e a prescindere dalla vergognosa situazione italiana tuttora di stallo, è stato letteralmente snobbato per l’impiego nell’autotrazione, vedasi il demente caso dei bus a gasolio di cui ormai da quattro anni ho dedicato questo blog.

Parla dimetano e biometano un pseudo-"giornalista"... lasciamo perdere, per favore!

Parla di metano e biometano un pseudo-“giornalista” di una “rivista”… lasciamo perdere, per favore!

Al minuto 13’15 “siparietto” con il Sindaco di Bolzano, anche se è sembrato giusto poco spontaneo. Ecco, anche quest’auto (la Renault “Fluence Z.E.” elettrica, ho linkato la pagina in inglese visto che quella italiana è obsoleta) sarebbe stata da inserire fra le auto “storiche” perché pure questa è andata fuori produzione nel 2013 per scarso successo commerciale (costo, pesantezza, scarsa autonomia, pochi modelli venduti, ecc.) alla pari della citata Th!nk e risulta oggi prodotta solo in Corea del Sud.

La Renault Fluence Z.E. del primo cittadino di Bolzano, ormai da ascriversi alla categoria "youngtimers".

La Renault Fluence Z.E. del primo cittadino di Bolzano, ormai da ascriversi alla categoria “youngtimers”.

Dal minuto 15’30” circa si parla di idrogeno. “Energia autarchica” la definisce il conduttore… vabbeh, peccato che ci si sia del tutto “smarriti” sulle altre alternative. Il ritorno in piazza, dopo il video di H2AltoAdige, si parla di STA per il progetto idrogeno. Per la verità sarebbe da fare un po’ di chiarezza di chi fa cosa, ma forse è solo un dettaglio… Giusto per la cronaca, alla STA potrebbero anche investire nel proprio sito internet visto il ruolo che svolgono…  vedasi sotto che razza di sito minimalista e del tutto fuori da qualsiasi regola di comunicazione per un sito istituzionale.

Il sito web della STA Alto Adige. Nonostante il ruolo nel trasporto pubblico, una vera e propria misera comunicativa nel web made in Sudtirolo.

Il sito web della STA Alto Adige. Nonostante il ruolo nel trasporto pubblico, una vera e propria miseria comunicativa nel web 2.0 made in Sudtirolo.

Davanti al bus a idrogeno del progetto Chic.

Davanti al bus a idrogeno del progetto Chic.

Dopo la presentazione (un po’ lunghetta e a tratti semplicistica) del direttore della STA Dejaco, al minuto 19′ è arrivata la responsabile del progetto Chic in ambito di STA, Marlene Rinner, che evidentemente ha voluto rispondere alla mia lettera che era stata pubblicata proprio quel giorno sul Dolomiten (vedi post precedente). Spiacenti, ma parlare solo della riduzione della CO2 (190 t di CO2 dall’introduzione dei cinque bus), beh è un po’ fuorviante. Altro che “quando si parla mobilità alternativa si parla di risparmio di denaro” e “bisogna spostare l’idea dal risparmio economico a quello ambientale” come ha riferito il conduttore.

L'ing. Rinner, a sinistra, durante il suo intervento.

L’ing. Rinner, a sinistra, durante il suo intervento.

“Tanta gente si fissa sui costi di acquisto di questi autobus ma non tiene conto che con questa tecnologia facciamo qualcosa per l’ambiente, per la salute, abbattiamo le emissioni del CO2 e altre emissioni nocive, anche del particolato e questo contribuisce alla salute…” Eh no, cara ing. Rinner. Qui il problema va visto nel suo complesso. Come ho già evidenziato tante volte, il medesimo risultato e in scala assai più grande si sarebbe ottenuto comprando autobus a metano. Con i 5,5 milioni di Euro spesi per i 5 bus H2 si potevano comprare circa 23/24 autobus a metano con tutti i benefici che ne conseguivano in termini di quasi assenza di particolato, di NO2 (biossido di azoto) e pure di diminuzione di CO2 ( -10% che diventa -90% col biometano). Questo avrebbe potuto avvenire parallelamente all’acquisto dei bus H2 invece Provincia e Sasa hanno deciso di comprare al massimo risparmio e puntato al gasolio (solo all’acquisto, i conti del carburante e dell’additivo adblue vorrei vederli…) solo ed esclusivamente per ovviare alla tremenda vetustà dei mezzi Sasa visto che fra 2007 e 2013 grossi acquisti di bus non sono avvenuti. E nessuno ne ha mai spiegato le ragioni. Facendo delle incredibili capriole per cercare di giustificare tali acquisti, ma è tutto ben documentato su questo blog.  C’è inoltre un altro punto: il ragionamento non cambierà se e quando si acquisteranno altri 20 bus H2 entro il 2020. Che non copriranno MAI la flotta Sasa (e Sad). A prescindere che i contributi UE in futuro saranno ben inferiori (si parla di 200mila Euro per mezzo), quindi i bus H2 costeranno grosso modo circa il doppio rispetto ad un bus a metano (dato appreso alla fiera UITP di Milano l’8 giugno 2015), oggi non c’è nessuna indicazione  di cosa si vorrà fare del restante della flotta a differenza delle scelte programmate, ad esempio, in Trentino. Un silenzio assordante che fa pensare che si ripeta nuovamente il massiccio acquisto di altri (stramaledetti) bus a gasolio pensando di risparmiare. Ah sì? Andate a parlarne con l’ing Bottazzi della Tper di Bologna: dice esattamente le stesse cose che sto ripetendo da quattro anni a questa parte. Guardate Parigi: nel progetto bus2025 c’è spazio per bus ibridi (anche se con tale soluzione il gasolio rientra dalla finestra) e, udite udite, autobus a biometano. Di bus H2 manco l’ombra. Domanda: “chi è lo scemo adesso”? (è un modo di dire, beninteso, prima che qualcuno si ritenga in qualche modo offeso). Anche perché i soldi per comprare i bus sono pubblici, quindi di certo è relativa l’affermazione che non bisogna guardare ai costi dei bus. Lo si vada a dire ai cittadini che utilizzano ancora bus vecchi a Bolzano!

Dopo il video di spiegazione sui bus H2, dal minuto 24′ circa via al presidente di Sasa Pagani davanti al vecchio bus d’antan. Mi soffermo solo su di una frase sul “confort dei mezzi” e che “di recente sono stati rinnovati una quarantina di autobus”. Ecco, caro presidente Pagani, perché ha glissato sul fatto, dopo aver sentito le stra-lodi per i bus a idrogeno, che questi sono a gasolio? E che poi tanto silenziosi non sono? Giusto per curiosità!

Il presidente di Sasa Pagani, un'eleganza di... altre cinture.

Il presidente di Sasa Pagani, un’eleganza di… altre cinture.

 (1 – continua)

 

Provincia di Bolzano: le “non risposte” sull’acquisto dei bus a gasolio e le consuete arrampicate sugli specchi

8 Apr

Diciamola tutta. Che della vicenda dei bus a gasolio ci sia qualcosa che non va, l’ho evidenziato e sottolineato da quando ho aperto questo blog.

Ma le risposte che sono state date dall’attuale assessore ai trasporti Mussner per il tramite del direttore dell’Ufficio provinciale trasporto persone, riconoscibile dalla sigla “GB” sulla risposta all’interrogaztione in Consiglio provinciale da parte del consigliere Pöder, lasciano davvero perplessi, anzi suscitano ancor più domande.

Incominciamo dai dati forniti, peraltro per la prima volta, nonostante tante domande poste pubblicamente fra lettere a giornali. Si parla di costi di 0,6034 €/km per i mezzi a gasolio e di 0,6672 €/km per i bus a metano. Come sono stati calcolati questi dati è un mistero. Tra l’altro si aggiunge che non è ricompreso il maggior costo di acquisto dei bus a metano, peraltro senza nemmeno specificare a quanto ammontano. Strano però che tempo addietro alla GTT di Torino risulta che un bus a metano consente nell’arco della vita del mezzo di risparmiare 80mila Euro, così da poter autofinanziare l’acquisto di nuovi mezzi e che aziende di trasporto tipo Parma (dati forniti in occasione di un incontro ICBI) o Brescia (sentita Brescia Mobilità di persona tempo addietro) questi maggiori costi non risultano. Non è che per caso per i bus a metano della Sasa sta cominciando a farsi sentire l’età di questi mezzi, che peraltro circolano tutti i giorni a Bolzano e Merano, e che dunque la manutenzione cominci a diventare un peso oneroso sul bilancio visto che negli anni scorsi il rinnovo della flotta, come ben noto, non c’è stato?

Altro aspetto che viene evidenziato: i bus a metano sono solo cittadini. Allora perché Sasa utilizza i bus Man a metano da 18 metri nella tratta Bolzano-Merano? A dimostrazione che questi mezzi possono avere anche utilizzo extraurbano, o no?

L’apoteosi della contro-informazione arriva quando si deve giustificare l’acquisto di mezzi a gasolio.

Si parte con la favoletta della perdita di potenza per i bus a metano, cosa smentita da diversi costruttori come Solaris, Volvo, MenariniBus, Mercedes, Scania (quest’ultima mi ha contattato per telefono) e al link si trovano le varie risposte pervenutemi.

Poi si parte in una serie di dati che non si sa la fonte: accelerazione di 11 secondi per arrivare a 30 km/h per i bus a metano, di 7 secondi per i bus a gasolio. Fonte: ignota.

Maggior peso di 1 tonnellata (!) per i bus a metano. Dato che appare davvero spropositato considerando che i bus a metano utilizzano bombole in composito. Fonte: sconosciuta. Come mai, ad esempio, allora nel catalogo Solaris non risulta alcun maggiore peso per i modelli CNG (a metano)?

Ci sarebbero pochi produttori di bus a metano, peccato che altrettanto si possa dire per i bus a gasolio. Sono sempre gli stessi.

L’impianto di rifornimento della Sasa non sarebbe sufficiente per poter rifornire tutti i bus. Allora perché non si è previsto un ampliamento della struttura di rifornimento, invece che, ad esempio, buttare dalla finestra 5,6 milioni di Euro per l’idrolizzatore della centrale di idrogeno di Bolzano Sud? Della serie: si capisce che non c’è traccia di una minima strategia ambientale nel tpl e ci si è “persi” a seguire la chimera dell’idrogeno.

Veniamo poi al discorso emissioni. Dire che si siano forniti a dati sbalorditivi è dire poco. Innanzitutto non è citata la fonte della tabella inserita ma quello che lascia più stupito è la voce “Erwartete Emissionen” che nulla ha a che fare con i dati di omologazione. Giusto per ricordarsi, nella risposta dell’allora assessore Widmann dd. 4.5.2012 (risposta curata dall’ing. Dario Ansaloni) all’interrogazione del gruppo Verde del 30.3.2012, venivano fatti ben altri ragionamenti che venivano smentiti poi nel proseguo della risposta. Infatti si riportava che “i dati di omologazione e certificazione a livello europeo sono di per sé una valida garanzia”.

Allora a che scopo l’ing. Burger si sbizzarrisce in uno sproloquio di considerazioni pseudo-tecniche senza citazione di fonte alcuna con il clou raggiunto parlando delle perdite dei metanodotti (!), di emissioni cancerogene e via discorrendo, evidentemente aggiunte ad abundantiam forse per “impressionare” chi dovesse leggere la risposta?

Non lo dico io in merito alla diminuzione delle emissioni di CO2, ma lo dice, ad esempio, la Stadtwerke Augsburg che si ottiene una riduzione delle emissioni di CO2 sia col metano (-10%) che con il biometano (-90%).

Ma poi chi ha deciso effettivamente di acquistare i bus a gasolio? La Provincia o le aziende Sasa e Sad? E chi ha preso le decisioni: i CdA, i direttori generali, qualche funzionario? Insomma di domande ce ne sono a iosa, domande che rimangono tuttora senza risposta, anche perché la situazione è tutt’altro che chiara.

Fra l’altro, l’aver comprato bus a gasolio va del tutto contro a quello che vi è indicato nel piano clima  Alto Adige 2050, che ho già citato in passato. E con buona pace del fatto di volersi smarcare dalle fonti fossili. Sì certo, comprando bus a gasolio, giustificando l’acquisto che non vi sono più differenze rispetto ai bus a metano. Bella coerenza davvero. Ma per favore! Peccato che per rientrare nella norma Euro VI i veicoli a gasolio hanno dovuto montare proprio quel bel po’ di aggeggi citati nella risposta, mentre per quelli a metano le modifiche sono state minimali. Ah sì dimenticavo, c’era “qualcuno” che a suo tempo affermava che i diesel EEV erano il massimo dell’ecologia… (si veda articoli dell’Alto Adige, Corriere Alto Adige e Dolomiten) “scordandosi” che c’erano bus a metano Euro 5 e EEV che avevano emissioni già in linea con le norme Euro VI, vero? Dirigente che incentrò la presentazione su questo bus dopo avermi cacciato dalla conferenza stampa, giusto rinfrescare la memoria.

Sul discorso trasparenza si ammette quasi di non aver controllo sulle proprie società controllate e ci si impegna a verificare “se e quando” verrà applicata la “trasparenza amministrativa”. Da una parte pare che “qualcuno” abbia imposto l’acquisto dei bus a gasolio, dall’altra sembra quasi che ci si lavi le mani sul discorso trasparenza, una parola davvero poco di moda nel tpl.

Facciamo un piccolo giro di orizzonte su chi ha recentemente comprato autobus a metano in Italia: Lecce, Modena, L’Aquila, Brescia, Bologna, Prato, Verona, Pescara, Vicenza, Gallarate, Mestre, Piacenza, Bologna aeroporto, Pescara/Montesilvano, Padova. Per tacere dei nuovi 8 bus a metano Euro VI che comprerà Trentino Trasporti per la città di Trento nel settembre 2014. E sorvolo sui diversi esempi che pervengono dai paesi scandinavi dove i bus a metano vengono impiegati, guarda caso, per farli andare a biometano nell’ottica della riduzione delle emissioni di CO2, altro che idrogeno!

No, proprio non ci siamo. E, soprattutto, la risposta sa tanto di presa in giro.

Giusto che ci si siamo, alcuni diagrammi con indicazione della fonte, of course. Che parlano decisamente di più rispetto alla tabella anonima pubblicata nella risposta dell’assessore prov.le Mussner.

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Il deposito dei bus della NEOPLAN Väst dove si trovano ben 90 bus a biometano della  Keolis Sverige AB. (foto da www.mantruckandbus.no)

Il deposito dei bus della NEOPLAN Väst dove si trovano ben 90 bus a biometano della Keolis Sverige AB. (foto da http://www.mantruckandbus.no)

Il bilancio delle emissioni "Well To Wheel" fra i vari carburanti (fonte: NGVA Europe)

Il bilancio delle emissioni “Well-To-Wheel” fra i vari carburanti (fonte: NGVA Europe)

Le emissioni del motore per camion e bus a metano Cummins montato su veicoli Renault (fonte: Renault Suisse)

Le emissioni del motore per camion e bus a metano Cummins montato su veicoli Renault (fonte: Renault Suisse)

I vari livelli di emissioni a confronto con le emissioni del motore a metano Iveco Cursor (fonte: IVECO)

I vari livelli di emissioni a confronto con le emissioni del motore a metano Iveco Cursor (fonte: IVECO)

Scenario emissioni bus normativa Euro VI e motori Man a metano per bus. (fonte: MAN)

Scenario emissioni bus normativa Euro VI e motori Man a metano per bus. (fonte: MAN)

Emissoni del bus MAN EcoCity a metano a confronto con le emissioni Euro 5 ed EEV.

Emissoni del bus MAN EcoCity a metano a confronto con le emissioni Euro 5 ed EEV.

Come giustificare i bus a idrogeno in salsa bolzanina: le arrampicate sugli specchi del direttore della STA

6 Apr

Fa certo tenerezza leggere le “convinzioni” del direttore della STA nell’intervista rilasciata a salto.bz nel novembre scorso.

Premesso che la STA era ed è coinvolta appieno, difficilmente vi si troveranno delle critiche visto che sono coloro che questa sola la stanno portando avanti. Ma vediamo un po’.

I dati sono assolutamente trasparenti. Sì certo, se la si racconta così pare tutto o.k., peccato che mesi, se non anni, nonostante tante richieste, le cifre sono rimaste top secret e ci si è dovuti arrabattare fra dati sparsi un po’ qua e là. Alla fine la cifra viene fuori: 13,5 milioni di Euro di cui (solo) un terzo coperto da contributi UE.

“… si tratta di un’occasione unica, vale a dire quella di posizionarci come polo tecnologico all’avanguardia nell’ambito della mobilità ecologica.” Sarebbe però da spiegare perché non si parla di metano, di biometano e perché poi si sono compranti “all’ingrosso” decine e decine di bus a gasolio. Polo d’avanguardia? Di che cosa? Come centro per fare test di autobus costruiti in Germania???

Guardi, capisco che ogni volta che vengono spesi dei soldi pubblici subito c’è qualcuno che storce il naso. Ho sentito addirittura lamentele sul fatto che gli autobus sarebbero troppo silenziosi! Io penso che investire in tecnologia e innovazione abbia delle ricadute sul lungo periodo. Non è questione di storcere il naso. Qui la questione è che bisogna agire di testa e con riguardo al portafoglio che è di tutti i contribuenti. Investire in tecnologie? Certo, facendo costruire una centrale di idrogeno sproporzionata per bus che ci sono e non ci sono e per auto che, annunciate da anni, non si vedono ancora oppure sono, come i bus, a livello di prototipi. E anche quelle annunciate costeranno circa 70/80 mila Euro.

E vogliamo dire che con 9 milioni di Euro, al netto del contributo UE, si potevano comprare una quarantina di autobus a metano che, come ho già indicato qualche tempo fa, hanno costi di carburante pari a meno della metà, come risultato dalla ricerca di Trentino Trasporti. Senza dimenticarci dei costi (assurdi) della centrale di idrogeno a Bolzano Sud: 15,6 milioni di Euro (di cui 10 dati dall’Autobrennero) più altri 800mila Euro di soldi dell’A22 che verranno sperperati per un inutile distributori stradale di idrogeno per auto H2… che non ci sono.

Nessuno parla poi del fatto che Sasa si è trovata in mezzo alle gambe questi bus, ha “riconvertito” alcuni controllori di biglietti in autisti e, di fatto, si è vista imporre questo progetto dalla Provincia, il che la dice lunga dell’autonomia della Sasa stessa. Ma si sa che nel tpl tutto avviene tutto alla luce… di candela, di certo mai la Sasa si lamenterà di essersi trovata fra i piedi questi cinque bus a idrogno mentre nel contempo manda sulle strade vecchi bus a gasolio Euro 0.

Caro dott. Dejaco, avete fatto della NON trasparenza il motto di questo progetto H2 facendo finta di nulla delle mie innumerevoli lettere ai giornali. Avete rifilato una sola colossale ai cittadini di Bolzano e ve ne vantate pure. Ma per favore!

Mi permetto un consiglio: la pagina sulla “trasparenza amministrativa” sul sito web della STA è a dir poco scarna. Se poi si legge pure che “Con la pubblicazione delle seguenti informazioni e dati, la STA assolve tutti gli obblighi dell'”amministrazione trasparente” ai sensi dell’art. 18 del decreto legge n. 83 del 22.06.2012.” Cioè si crea una sezione, si inseriscono pochissime informazioni e si è adempiuto agli obblighi di legge. Una seconda volta: ma per favore!

Strutture Trrasporto Alto Adige spa

Strutture Trasporto Alto Adige Spa

Bolzano: autobus a idrogeno fra lodi sperticate, fatti e le non risposte del presidente della Sasa

24 Nov

C’era da immaginarselo. L’arrivo dei bus a idrogeno a Bolzano ha scatenato l’interesse dei media. Peccato che alla fin fine ci sia un po’ dimenticati delle problematiche che, come al solito, solo io ho sollevato.

Il “gran pavese” è stato sollevato grazie alla presentazione avvenuta venerdì 15 novembre. Qui gli articoli del giorno successivo pubblicati dall’Alto Adige, dal Corriere dell’Alto Adige e dal Dolomiten. E’ seguita l’intervista del 17 novembre al presidente della Sasa Pagani sull’Alto Adige.

Ecco,  a questo punto sono intervenuto con alcune lettere sul giornale.

Le prime due pubblicate dall’Alto Adige e dal Dolomiten il 20 novembre 2013. Il giorno successivo dal Corriere dell’Alto Adige.

Alla sollecitazione del direttore dell’Alto Adige, ha preso posizione (caspita che novità!) il presidente della Sasa rispondendo alla mia lettera il 22 novembre 2013. Ecco, se c’è un esempio di come NON rispondere alle domande, questo può essere un caso di scuola. Per Sasa tutto è stato chiarito… due anni fa, io sarei in malafede perché avrei ricevuto le risposte… due anni fa, con un contorno di dati ridondanti e insignificanti rispetto ai quesiti che avevo posto. Uno strano concetto di comunicazione quello di Sasa: si danno risposte e queste sono “scolpite nella roccia”, anche di fronte a domande che vanno ben oltre e magari in due anni un po’ di cose sono cambiate. Nel tpl (trasporto pubblico locale) è evidente che avere a che fare con qualcuno che pone domande secche e dirette non si è abituati.

Mi vengono in mente altre domande sulla risposta datami dal presidente Pagani, ma preferisco non aggiungere altre questioni che andrebbero a snaturare i punti centrali da me sollevati.

Con l’occasione ne approfitto per segnalare l’articolo pubblicato su salto.bz il 18 novembre 2013. Al di là dell’intervista al responsabile del progetto per la STA (giusto per complicare le cose visto che qui gli enti ricompresi a vario titolo nel progetto sono Sasa, Provincia, STA, IIT, un intreccio alquanto singolare), sono interessanti i commenti e, guarda caso, c’è chi si chiede se alla fine non era meglio utilizzare i filobus…

Arrivano i bus a idrogeno di Provincia-STA-Sasa-IIT-ecc. … la consueta presa in giro!

18 Set

Giusto come un omaggio al post-ferragosto, grande rilievo alla notizia dei bus a idrogeno il 18 agosto sul “Corriere dell’Alto Adige” e sul “Corriere del Trentino” (pubblicato pure sul “Corriere A.A.).

Una bella sviolinata senza ovviamente mai rispondere o prendere posizione, neanche lontanamente, alle tematiche da me sollevate.

Magari il direttore della Sasa avrebbe potuto spiegare come mai prendere in carico questi iper-costosi bus a idrogeno comprati dalla Provincia di Bolzano per il tramite della STA per il “brillante” progetto europeo Chic sostenuto dall’IIT e dall’altra aver perorato la scelta di 41 autobus a gasolio, peraltro con argomentazioni un po’… così, ma ne abbiamo parlato fin troppe volte qui su questo blog.

I cittadini di Bolzano saranno contenti: ben 5, diconsi 5, autobus a idrogeno, dall’altra 41 autobus a gasolio, il resto della flotta sempre più vetusto… e nessuno dice nulla. Complimenti vivissimi.

In merito ho spedito alla redazione del “Corriere dell’Alto Adige” la sottostante lettera il 27 agosto e, visto che non è stata pubblicata, rispedita il 12 settembre. Finora non è stata pubblicata…

Leggo dal Corriere del 18 agosto che i bus a idrogeno sono definiti come “sfida entusiasmante”. I bus a idrogeno in realtà li definirei come una costosa presa in giro. Non si finisce, infatti, mai di leggere di questi fantasmagorici mezzi, soprattutto è curioso che si sorvoli sempre sui costi di quest’operazione essendo palese che l’unico obiettivo è quello di farsi nominare “regione green”, una vera patacca per nascondere sotto il tappeto una realtà che è ben differente. Ci si dimentica, ad esempio, che questi bus costeranno 9 milioni di Euro alle casse pubbliche locali ed europee, anche se pare siano compresi i costi del personale e di gestione. Sta di fatto che costano sempre uno sproposito. Non si hanno dati di quanto costerà un pieno rispetto ai bus a gasolio e a metano e quali saranno i costi di gestione effettivi. Inoltre si tratta di una “piccola serie provvisoria” di bus, come si legge dalla presentazione del rappresentante del costruttore al prossimo convegno di Klimamobility, dunque con soldi pubblici si pagherà la sperimentazione del produttore. Se i costi di produzione rimarranno tali, si sussurra cinque volte un bus normale, è evidente che, finito l’esperimento e se tali bus saranno ancora marcianti dopo cinque anni, rimarranno sempre e solo cinque. Poi la centrale d’idrogeno, 16 milioni di Euro, di cui 10 spesi dall’A22 per rifornire bus che circoleranno a Bolzano ma mai sull’autostrada e bisognerebbe spiegarlo un po’ agli azionisti di Autobrennero ed agli utenti (che continuano peraltro ad attendere ben più concretamente le colonnine di metano del progetto varato dal CdA nell’ormai lontano 2007), per una struttura che, stando alle informazioni di A22 reperite sul web, doveva essere già pronta nel 2011 mentre ora si parla, se va bene, dell’estate del 2014. Impianto che rifornirà i 5 bus ma con una capacità teorica per ben 25 bus o 1000 auto, che oggi semplicemente non esistono. A Brugg in Svizzera si è realizzato un impianto solo per i cinque bus del progetto europeo Chic spendendo 1,8 milioni di Euro. Perché si sia sviluppata una centrale così sovradimensionata a Bolzano non lo si capiva già anni fa e non lo si comprende a tutt’oggi. Sì, perché del tanto annunciato sviluppo dell’auto a idrogeno, a parte costosi prototipi o modelli in serie limitatissima, non si è realizzato finora un bel nulla nonostante tanti roboanti e fin troppo ottimistici annunci. C’è poi da chiedersi chi pagherà i rifornimenti mobili della Linde, indicati nell’articolo, e dubito fortemente che si tratti del tanto decantato “idrogeno verde” prodotto da fonti rinnovabili. Sui costi si glissa sempre e ad oggi non è calcolabile il costo complessivo di quest’avventura H2 in un intreccio inestricabile fra IIT, Provincia, Sasa e STA (nonostante l’importanza di questa società, il suo scarno sito web da tempo è offline…). Il tutto con il paradosso che, se da una parte si spende e spande per questi mirabolanti bus che “azzerano le emissioni”, dall’altra però è bene ricordare che si sono rifilati ai bolzanini ben 41 bus rigorosamente a gasolio, giustificando la scelta con informazioni del tutto parziali e incomplete, per non dire altro, quando poi l’interesse era alquanto evidentemente puntato solo al massimo risparmio all’atto dell’acquisto. Un grave errore strategico commesso di recente da tante aziende del tpl, guarda caso pure a Milano che a sua volta ha speso 9,9 milioni di Euro per soli 3 bus a idrogeno per il progetto Chic e relativa stazione di rifornimento ma che acquisterà ben 250 nuovi bus… a gasolio! Stessa deleteria scelta per il Metrobus, con bus che si afferma già acquistati ma che non si sono mai visti, gara d’acquisto compresa, quando in Francia il Metrobus di Nantes, visionato in loco dalla delegazione provincial-comunale qualche tempo fa, e lo Stanway di Nancy sono a metano e nessuno pare essersene accorto. Con il solo costo della centrale di Bolzano Sud e dei bus H2 si sarebbero potuti comprare oltre 110 bus a metano con riduzione quasi a zero degli inquinanti e che, se riforniti con biometano, avrebbero azzerato quasi del tutto le emissioni di CO2. Mi chiedo in conclusione quando mai chi di dovere si metterà a ragionare su questi dati, peraltro da me più volte indicati ma che sono sempre caduti in un (imbarazzato?) silenzio.

Uno dei Mercedes Benz Citaro a idrogeno che circoleranno a Bolzano (foto da chic-project.eu) ma tutti gli interrogativi rimangono sul tappeto.

Uno dei Mercedes Benz Citaro a idrogeno che circoleranno a Bolzano (foto da chic-project.eu) ma tutti gli interrogativi rimangono sul tappeto.

Hurra, der erste H2-Bus ist da… alles schöngeredet!

26 Ago

Eine einzige Nachricht in der Tageszeitung “Dolomiten” am 10. August über die Ankunft des ersten H2-Bus in Bozen. Alles schön, alles gut, aber nie wird über die Kehrseiten dieses Projektes (z.B. Kosten und Sinnhaftigkeit) geredet. Wohlgemerkt, es scheint, dass die STA die Pressemitteilung nur der “Dolomiten” zugeschickt hat, eine eigenartige P.R.-Initiative seitens einer Landesgesellschaft, die gar nicht imstande ist, eine eigene Internetseite zu verwalten.

Die Nachricht wurde auch vom Portal Stol übernommen. (Link leider nicht mehr erreichbar… Update 8.9.2016)

Am 14. August hat die “Dolomiten” meinen Leserbrief veröffentlicht. Reaktionen? Überhaupt nichts, wie üblich. Effekt “Gummimauer” scheinbar erreicht, oder?

Der erste mit Wasserstoff betriebene Brennstoffzellen-Bus der SASA (aus http://www.stol.it)